PERCHE LE DONNE DEVONO SCEGLIERE TRA VITA PRIVATA E REALIZZAZIONE PROFESSIONALE

Per fare un figlio basta volerlo? A guardare le statistiche, sembrerebbe di no. Il tasso di natalità è sempre più basso e questo è dovuto ad un insieme di problematiche e fattori economico-sociali ormai noti a tutti. Per le donne che lavorano, il problema è aggravato dalla necessità di far convivere i due ruoli, lavoratrice e mamma, le cui esigenze spesso si sovrappongono. C’è chi predilige l’onore filiale e sacrifica la propria posizione nel mercato del lavoro e chi sceglie l’esatto opposto.

<<Figli non ne voglio. Quando pronuncio questa frase, quasi mai vengo capita. Ha un suono aspro, come la verità. E spesso, la verità fa male, ma è necessaria>>.

Parole abbastanza forti quelle di Federica, ventisettenne napoletana che a seguito della laurea in giurisprudenza, sceglie di intraprendere la professione forense.

Mamme e lavoro è da sempre un binomio al quale fare accesso con delicatezza. La tua posizione sembra abbastanza chiara e decisa, al contrario. Puoi spiegarci le ragioni?

<<Sono una giovane donna, praticante Avvocato, in fase di formazione professionale. Il che è già “tutto un dire” per un eventuale desiderio di maternità. Aggiungiamo al mio identikit lo status di “napoletana” e le ragioni potrebbero moltiplicarsi>>.

Puoi spiegarci le difficoltà a cui andrebbero incontro, secondo il tuo punto di vista, le giovani e non giovani donne professioniste napoletane?

<<Se facessi un figlio oggi, subirei un rallentamento inevitabilmente. Non avrei abbastanza tempo da dedicare al mio lavoro, alla mia formazione, né a lui. Dovrei addentrarmi in un panorama non semplice, in una società non semplice, quale quella campana>>.

Cosa non offre la Campania secondo te?

<<Amo la mia terra e spero di poter vivere qui sempre. Ma è ancora poco proiettata verso il futuro. Non esistono strutture adeguate che possono permettere alle giovani e non giovani donne in carriera, alle famiglie in generale, di crescere e tutelare i proprio figli senza dover rinunciare a qualcosa e il tempo libero è solo una delle numerose variabili. Non ci sono strutture pubbliche, quindi non eccessivamente onerose quale quelle private, a cui poter affidare i propri figli a tempo pieno. E con tempo pieno, intendo quelle ore lavorative durante le quali, un bambino è costretto a spostamenti vari, tra strutture private e nonni “full time”. Quindi, i nonni in primis, sono la salvezza di tante famiglie ma molte devono ricorrere alle baby sitter che vanno ad aggiungersi alle numerose spese da sostenere. E mi fa male ammettere, nel 2019 ancora, che il luogo comune “al nord è diverso”, non cessi di esistere. Un divario che, mi auguro, possa essere abbattuto presto>>.

Conosce sue colleghe o coetanee con figli che vivendo al Nord Italia sono più avvantaggiate?

<<Assolutamente si. Esistono strutture pubbliche a Bologna, per esempio, dove un bambino, anche molto piccolo, può trascorrere numerose ore in tranquillità accudito con la cura che merita, che una madre lavoratrice potrebbe garantirgli solo rinunciando al proprio lavoro. Qui in Campania non è così. Ad oggi posso dire con grande orgoglio che un piccolo passo in avanti sia stato fatto con l’istituzione di un “baby parking” nel Tribunale di Torre Annunziata, la sede di Giustizia e ambiente che quotidianamente frequento. Una grande conquista, ma per la Campania, la strada è ancora tutta in salita>>.

Quindi, escludi del tutto la possibilità di una futura maternità?

<<Non del tutto. Spero in un cambiamento sociale ma mettere al mondo un figlio oggi, sarebbe, secondo il mio punto di vista e la mia esperienza personale, un gesto di grande egoismo o di rinuncia>>.

Per concludere, quali potrebbero essere le soluzioni da prendere?

<<Ripeto, strutture pubbliche adeguate, quali asili nido e perché no, anche tutele contrattuali per la maternità delle libere professioniste, mentalità meno sessiste che considerino l’assenza di un padre dal lavoro per assistere un figlio con la febbre, un diritto di tutti e non un privilegio di pochi>>.

                                                                                                                                                            di Paola De Gregorio

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