Giovani ballerini alla conquista del continente asiatico

Il gran Teatro di Shanghai

“Non sono felice, ma di più!” fa sapere dalla Cina il direttore artistico impegnato nella tournée di 30 spettacoli in 52 giorni. “È una emozione straordinaria, il pubblico è meraviglioso, i teatri sono stupendi, l’organizzazione è eccellente, l’accoglienza è favolosa ed ho con me una grande squadra”.

Ancora oggi l’Italia, nonostante detenga i due terzi del patrimonio mondiale, non riesce a trattenere i creativi di casa che sono costretti a studiare e a trasferirsi all’estero.

Questo fenomeno proseguirà finchè la danza non verrà considerata una vera e propria arte, fino a quando esisteranno vincoli per i teatri che riescono a ottenere finanziamenti ministeriali.

Il teatro vive un affanno quotidiano per reperire mensilmente le disponibilità liquide necessarie per la sua gestione ordinaria, questo perché nell’immaginario collettivo il teatro è visto come l’antitesi del divertimento.


In Italia esistono strutture e compagnie che potrebbero emergere, ma purtroppo sono numerosi i casi di politiche che ostacolano gli obiettivi dei ballerini e di chiunque voglia fare arte, portando il costo dell’investimento culturale pari a zero.

Al contrario, all’estero se hai un progetto valido ci sono concrete possibilità di realizzarlo.

È il caso di una scuola di danza di Castellammare di Stabia che ha stipulato un importante accordo internazionale che nei prossimi cinque anni promuoverà la danza, l’arte e la cultura italiana nella Repubblica Popolare Cinese e nel mondo.

È con l’opera classica “Giselle”, ritenuto il più grande tra tutti i balletti romantici che, con la sua struggente storia di passione, tradimento, inganno e la forza potentissima dell’amore che continua dopo la morte, la compagnia di danza stabiese ha debuttato in Cina.

In questa esperienza orientale i protagonisti hanno messo in scena 30 spettacoli nei più importanti teatri delle maggiori città, quali: Shangai, Pechino, Jinan… ottenendo puntualmente consensi dal pubblico, sempre numerosissimo.

Dietro dette programmazioni ci sono enormi sacrifici sopportati solo se accompagnati da profonda passione e soprattutto da un lavoro di qualità ad opera di chi lo propone.

A tal proposito la giovane artista stabiese, impegnata nel ruolo di prima ballerina, ha commentato: “E’ un immenso orgoglio per me e tutta la compagnia, essere presenti in Cina come rappresentanti della danza italiana, ancora una volta a simboleggiare che la nostra cultura è amata ed attesa ovunque venga presentata. Questo progetto è stato frutto di una lunga preparazione ed impegno, ma ogni sforzo è ricompensato dal calore e dagli applausi del pubblico, un pubblico ammaliato dal talento”

A questo punto ce da chiedersi: lasciare il palcoscenico “di casa” per teatri esteri è una scelta di vita o una necessità?

Di Teresa Esposito

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